Il congresso di Amburgo del 1982 ha articolato la riabilitazione equestre in tre moduli: ippoterapia, rieducazione equestre, riabilitazione equestre di gruppo più il volteggio. Esse però non devono essere considerati dei compartimenti stagni ma disposti in modo lineare lungo un continuum, nel senso che ciascuno di essi contiene la premessa e le condizioni perché si possa accedere alla fase successiva.

Ippoterapia

E’ la fase in cui si sfruttano soprattutto le caratteristiche dell’andatura del passo del cavallo , con il suo movimento sinusoidale e ritmico. L’andatura adottata è esclusivamente quella del passo; il paziente cavalca senza sella e siede direttamente sulla copertina, ma ha la possibilità di aiutarsi a mantenere l’equilibrio afferrando la maniglia del fascione. Una persona a terra guida il cavallo, su indicazione del terapeuta, tramite una corda fissata alla cavezza. A volte, con bambini molto piccoli o con soggetti che presentano un notevole deficit di equilibrio o di stabilità posturale, il terapista può salire a cavallo con loro , per fornire una maggiore sicurezza.

Abbracciando il bambino il terapista crea una situazione di “maternage”, in cui il bambino, sentendosi contenuto, abbandona lentamente il proprio stato d’ansia e quei meccanismi di difesa che lo irrigidiscono di fronte a nuove esperienze. Il terapeuta deve saper fungere da mediatore tra il bambino e il cavallo, per far sì che il loro incontro non sia traumatico e che il bambino non abbia timore dell’animale. Gli obiettivi principalmente ricercati sono: la normalizzazione del tono muscolare; il miglioramento dell’equilibrio, del controllo posturale e della coordinazione motoria; l’incentivo al processo di separazione-individuazione; la sperimentazione dei confini corporali per una maggiore conoscenza del sé corporeo e il raggiungimento della lateralizzazione; lo sviluppo delle capacità di orientamento spazio – temporale.

Rieducazione equestre (o equitazione terapeutica)

In questa seconda fase è indispensabile la partecipazione attiva del soggetto, che deve imparare a guidare autonomamente il cavallo. Ora si può usare la sella, le redini e le staffe e si iniziano ad apprendere le nozioni più semplici dell’arte equestre. Il lavoro diventa più preciso: aumentano le possibili proposte di esercizi di equilibrio e di coordinazione segmentaria, s’introduce la variante della posizione degli arti inferiori legata all’uso delle staffe. La possibilità di procedere in piedi sulle staffe esercita l’equilibrio e la stabilità posturale.

Si affinano le capacità di percezione del proprio corpo, di coordinazione oculo – manuale e di orientamento spazio – temporale. L’uso corretto delle redini consolida la lateralizzazione e coinvolge gli arti superiori in un preciso lavoro di coordinazione, specialmente a livello distale. In sella inoltre vengono effettuati esercizi di stiramento, potenziamento e rilassamento muscolare per migliorare l’elasticità articolare e per rilassare i muscoli spastici.

Nella Rieducazione Equestre il paziente solitamente è molto motivato al lavoro poiché gli è possibile percepire immediatamente la relazione causa – effetto dell’impegno per la corretta impostazione dell’atto motorio ed il conseguimento dell’obiettivo. Il ripetersi dei successi rinforza il concetto di sé in soggetti che per il loro vissuto non godono di una buona autostima. In qualche caso il lavoro può proseguire con l’impostazione del trotto.

Riabilitazione Equestre di gruppo

Raggiunti gli obiettivi propri dell’ippoterapia e della rieducazione equestre i pazienti, divenuti autonomi nella guida del cavallo, in possesso di un assetto solido, cioè senza problemi di equilibrio, passano a questo terzo modulo in cui il soggetto deve padroneggiare i cosiddetti “effetti di redine”, diretta e di apertura. Si imparano anche ad utilizzare gli “aiuti di gamba” che consentono di mantenere l’impulso o di modificare la velocità. Il gruppo ha principalmente finalità cognitive e relazionali e il soggetto deve imparare a prestare attenzione, oltre che al proprio corpo e a quello del cavallo, anche agli altri binomi e alle consegne del terapista.

Si sviluppano le capacità di condivisione e di reciprocità, propositiva e decisionale, di pianificazione e di controllo dell’impulsività, oltre al dover saper attendere il proprio turno. Tutta la seduta mira al conseguimento della maggior autonomia possibile, anche nelle preparazione e nell’accudimento del proprio animale. Tutto questo richiede una capacità di concentrazione e di impegno molto elevata che però è ripagata dalla soddisfazione non solo di avere dei compagni, ma anche di vedere che le proprie prestazioni possono essere riconosciute e apprezzate da altri che condividono la stessa esperienza.

Il volteggio terapeutico

Il volteggio a cavallo consiste nell’eseguire esercizi ginnici a corpo libero e a ritmo di musica, nelle due andature del passo e del galoppo, mentre l’animale in movimento viene tenuto alla longhina dal longeur al centro di un cerchio. Il volteggio terapeutico invece viene eseguito principalmente al passo con qualche tempo di trotto.

La seduta tipo del volteggio terapeutico prevede:

  • la vestizione (tuta e apposite scarpe)
  • la preparazione del setting (attrezzi ginnici, giochi)
  • esercizi di riscaldamento a terra (stretching, allenamento)
  • esercizi sul cavallo finto (abitua all’altezza e alla convessità del dorso del cavallo e aumenta la sicurezza nei bambini)
  • esercizi sul cavallo vero e proprio in movimento
  • la sistemazione del setting
  • preparazione e cura dell’animale

Il volteggio si pone l’obiettivo di favorire l’accettazione delle regole, le capacità di attesa, le capacità relazionali, il rispetto dell’altro, lo spirito di collaborazione, la creatività e l’espressività, le funzioni cognitive come attenzione, concentrazione e memoria, la percezione dello schema motorio, l’organizzazione del movimento, la coordinazione, l’agilità e l’equilibrio, la resistenza, la mobilità e la forza, le autonomie personali soprattutto nella vestizione.

Proposto prevalentemente sotto forma ludica, solitamente funge da stimolo motivazionale per una buona compliance alla terapia, favorisce l’acquisizione di un buon assetto e di un buon equilibrio in sella e riesce ad avvicinare al cavallo anche i più timorosi.

La riabilitazione equestre non va confusa con la pratica sportiva per disabili che è un’attività equestre senza obiettivi terapeutici ma di promozione dello sport e della cultura equestre con finalità agonistiche o di svago.

Contattaci

per noi è importante il vostro sostegno per fare di più

Inizia a digitare e premi Enter per effettuare una ricerca