La Riabilitazione Equestre è una pratica terapeutica e riabilitativa che si serve del cavallo come strumento (La riabilitazione, vol. 23 n°3, 1990) e che ha l'obiettivo di portare il paziente al massimo sviluppo delle sue potenzialità motorie, psichiche, sensoriali, intellettive, relazionali e sociali.

L'attività svolta a cavallo ha l'obiettivo di stimolare positivamente la motricità del soggetto, intesa come programmazione ed esecuzione del movimento. Il movimento infatti, inteso come linguaggio motorio, rappresenta nell'uomo uno strumento di relazione, di conoscenza e di trasformazione della realtà.

Uno degli scopi principali della Riabilitazione Equestre è proprio quello di riportare la persona disabile a superare o annullare la disarmonia creatasi a seguito di una lesione del sistema neuromotorio.

Particolare importanza in questo senso riveste il tipo di moto tridimensionale (postero-anteriore, verticale e laterale) e sinusoidale del passo del cavallo, che riproduce un pattern di movimento di ampiezza fisiologica che può essere ripetuto per un periodo prolungato, con un ritmo simile a quello che si verifica nel passo dell'uomo normale. (Minetti 1998, a conferma degli studi di Baumann 1979). Questo parallelismo fra la tridimensionalità del cammino umano e l'andatura del cavallo (per ritmo, qualità e velocità) dà la possibilità a soggetti che non hanno mai camminato o che camminano con schemi scorretti, di trovarsi in una situazione paragonabile a una deambulazione corretta e fisiologica, sperimentandone quindi gli effetti a livello del bacino, del tronco, dei cingoli, degli arti superiori e del capo, con conseguente stimolazione delle reazioni di raddrizzamento e di equilibrio.